
Cile - Santiago e Isola di Pasqua (agosto 2019)

Dal punto di vista logistico sicuramente il viaggio più impegnativo organizzato ad ora!secondo all'estremo est russia per raccolta informazioni: essendo mete di viaggi di nozze reperire qualcosa che sia lontano dallo spiaggiarsi in resort non è stato del tutto semplice, ma non infattibile!
Soprattutto in quel della polinesia francese dove la guida di Jan Prince è stata utile per la vita on the road!
COSTI
voli: 2600 euro compreso volo interno isola dei pini
hotel: 650 euro a testa
escursioni: 100 euro a testa
trasporti: 200 euro a testa
cibo: 200 euro a testa
circa 4k a testa per 18 giorni di viaggio
10 agosto: Milano - Berlino
11 agosto: Berlino - Singapore
12 agosto: Singapore - Fiji
13 agosto: Fiji - trasferimento hotel
14 agosto: Fiji - Vanuatu -noleggio auto
15 agosto: Vanuatu -nuova caledonia -isola dei pini (30 minuti di volo da Noumea) - noleggio auto
16 agosto: isola dei pini - auto
17 agosto: nuova caledonia - papeete il 16 agosto - noleggio 4x4
16 agosto: papeete
17 agosto: moorea
18 agosto: morea - tahiti
19 agosto: tahiti
20 agosto: papeete - isola di pasqua - noleggio motorino
21 agosto: isola di pasqua
22 agosto: isola di pasqua - santiago del cile
23 agosto: santiago del cile
24 agosto: santiago del cile - buenos aires
25 agosto: buenos aires -barcellona
26 agosto: arrivo a bercellona
27 agosto: barcellona-milano
CIBO: Isola di Pasqua
ANche solo scrivere di questa isola dopo aver ricordato la Polinesia mi fa male...diciamo che se avessi saputo la verità non avrei mai e poi mai speso quella folle cifra per il volo diretto Tahiti-Isola di Pasqua.
Anche il cibo, come il resto, è stato piuttosto insipido!unico lato interessante, mentre mangiavamo e per tutta la sera e la notte, non abbiamo avuto l'energia elettrica per via del mal tempo!!
Quando avrei saltato con il senno di poi l'isola di Pasqua, quando invece sono rimasta soddisfatta di Santiago del Cile e della sua cucina. Imbarazzo della scelta al mercato di Santiago per quanto riguarda sia i ristoranti che i piatti.
Siamo stati a Tio Willy dopo una lunga riflessione...fondamentalmente sono stati gli ultimi a non stalkerizzarmi letteralmente per entrare a mangiare...essendo un atteggiamento che non tollero, mi è sembrato subito il posto giusto!
qui è necessario spendere un paio di parole in più!prima di tutto le porzioni, le porzioni sono giganti! abbiamo preso il fritto misto locale, molto buono, le capesante al formaggio (il top), una zuppa di pesce (non come la nostra ovvio, ma molto buona), ne sono rimasta soddisfatta (soprattutto delle capesante)!I prezzi non sono bassissimi, è stata una sorpresa, in generale pensavo Santiago fosse una città più "economica". Comunque abbiamo speso 25 euro a testa (che è poco, ma non pochissimo!).
Per dormire, siamo stati in un ostello in posizione strategica per poter fare passeggiata nottura (ovvero nel Barrio Bellavista): Bellavista Hostel
ISOLA DI PASQUA - CILE


Ah Isola DI pasqua! è la località più lontana da qualsiasi altra destinazione sulla terraferma: oltre 3.600 km di mare tutt’intorno.
Il primo ad avvistare l’isola fu il pirata Edward Davis, ma pensando di aver avvistato il continente, non vi attraccò, diciamo per problemi legati alla legge.
Il primo invece che sbarcò sull’isola fu l’olandese Jakob Roggeveen, la domenica di Pasqua 1722, motivo per il quale l’isola fu battezzata Isola di Pasqua. Il secondo europeo a sbarcare fu il capitano Cook nel 1774.
cerco di essere il più descrittiva possibile ed evitare commenti prettamente personali, aggiungo solo una cosa: secondo me i testoni sono stati portati negli anni 50 per cercare di lanciare il turismo sull'isola, non credo nella loro vetustità!sembrava di essere a gardaland...comunque
Ci sono almeno delle domande interessanti che ci possiamo fare:
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Che significato avevano i Moai?
Cosa rappresentano, le celebri gigantesche statue monolitiche (le teste scolpite) disseminate sull’Isola di Rapa Nui? I Moai non sono solo imponenti statue di pietra, ma veri e propri simboli sacri. Scolpiti tra il XIII e il XVII secolo, rappresentano volti ancestrali, ritenuti incarnazioni viventi degli antenati della comunità. Erano eretti su piattaforme cerimoniali (ahu), orientati verso l’interno dell'isola, come se custodissero e proteggessero il popolo che abitava Rapa Nui. Queste figure simboleggiavano autorità, spirito protettivo e coesione sociale, incarnando l’identità e il potere del clan che le aveva commissionate. -
In che modo venivano realizzati? La materia prima per i Moai proveniva da Rano Raraku, un cratere vulcanico le cui rocce tufacee erano abbastanza morbide da permettere una lavorazione con strumenti in pietra (come i “toki” in basalto). Le statue venivano scolpite orizzontalmente, mantenendo la parte posteriore ancora attaccata alla roccia madre. Una volta intagliate, venivano staccate, ruotate, e trasportate fino ai luoghi di erezione.Per spostarle, gli abitanti usavano tecniche ingegnose: alcune statue venivano collocate su slitte o rullate su tronchi, ma una teoria sempre più accreditata suggerisce che i Moai “camminassero” grazie a una leggera oscillazione controllata tramite corde e forza umana, procedendo un passo dopo l’altro fino alla piattaforma, dove venivano eretti definitivamente.
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Cosa fece crollare la popolazione locale?
Quale evento storico, al momento dell'arrivo degli europei nel XVIII secolo (giorno di Pasqua), causò un drastico calo demografico — scendendo a circa 2.000 abitanti?Al momento dell’arrivo dei primi navigatori europei, nel XVIII secolo, Rapa Nui ospitava una popolazione che si aggirava tra i 2.000 e i 3.000 abitanti — un numero compatibile con le risorse limitate dell’isola. Il vero tracollo demografico avvenne nel XIX secolo, quando la popolazione subì gravi perdite a causa della schiavitù imposta da tagliagole peruviani e di epidemie devastanti come vaiolo e tubercolosi, introdotte inconsapevolmente dai viaggiatori.
La prima cosa da sapere è che tutta l’isola è territorio del Parco Nazionale quindi è necessario acquistare il biglietto all’ufficio CONAF. Se non lo prendete in aeroporto appena atterrati l’unica alternativa è l’ufficio a sud di Hanga Roa, portatevi i contanti!
L'escursione inizia dal sito archeologico di Rano Raraku, presso l'omonimo vulcano sul lato orientale dell'isola
questo luogo sembra essere la fonte della pietra vulcanica utilizzata per scolpire i Moai (le statue dell'Isola di Pasqua si chiamano, appunto, Moai). Gli studiosi ritengono che i Moai presenti in quest'area giacciono qua semplicemente perché erano stati appena completati ed in attesa di essere spostati lungo la costa, dove tutti gli altri Moai sono in bella mostra rivolti con le spalle al mare.
Anakena ospita Moai dotati di un grande cappello realizzato con una pietra vulcanica diversa da quella impiegata per fare il corpo principale della statua. Tale pietra si trova in una cava sul lato opposto dell'isola, quindi, oltre alla statua, si rendeva necessario trasportare anche il cappello, che arrivava da tutt'altra parte.
Caldera del vulcano estinto Rano Kau, che al suo interno presenta un lago dall'aspetto paludoso dove si trovano diverse specie vegetali endemiche.
Ad Ahu Tahai è possibile vedere un Moai restaurato, l'unico Moai con occhi
Ahu Tongariki è uno dei siti archeologici più interessanti dell'Isola di Pasqua e si consiglia di visitarlo nel tardo pomeriggio, dal momento che i Moai guardano verso nord-ovest.
In agosto fa un discreto freddino, diciamo intorno ai 10-15 gradi, ma il modo migliore per visitare l'isola rimane il motorino!è comunque un buco di isola e non conviene noleggiare l'auto, ma state attenti al motorino!il nostro ci ha lasciato a piedi in mezzo all'isola e ce la siamo fatta a piedi fino a che un santo uomo non ci ha caricati...quasi in dejavu con la birmania, ma in birmania la sofferenza è stata decisamente maggiore!



Passiamo due giorni a Rapanui, più che sufficienti, e finalmente partiamo verso Santiago!
Lo spettacolo della Cordigliera delle Ande dall'alto è unico, quasi quanto lo spavento e il pianto che mi sono fatta per via delle forti turbolenze!
come d'ordinanza in tutti i nostri viaggi di piacere, sedevo di fianco ai bagni all'ultimo posto, il che non aiuta...30 minuti di pura sofferenza e simil attacco di panico tra le risa dei cileni evidentemente abituati a questi "leggeri" movimenti!
In ogni caso, ne è valsa la pena per lo spettacolo!
Arriviamo finalmente a Santiago, prendiamo un taxi fino al Barrio Bellavista dove si trova il nostro ostello e partiamo per esplorare la città. Non sono particolarmente esperta di america del sud, la mia unica esperienza è stata a Rio e tutti noi conosciamo la fama di Rio, quindi non sapevo cosa aspettarmi!
Abbiamo trovato una città molto viva, molto attiva culturalmente e, per quello che abbiamo girato noi, molto sicura.
Posso sottoscrivere queste frasi standard: Santiago del Cile è una metropoli vibrante e moderna, incastonata ai piedi delle imponenti Ande. È una città in cui edifici coloniali e grattacieli futuristici si mescolano armoniosamente, offrendo scorci da cartolina e atmosfere urbane ricche di energia. È perfetta per chi ama camminare tra mercati animati, parchi silenziosi e panorami spettacolari, con una vivace scena culturale e gastronomica che riflette l’anima cilena in continuo fermento
Quando parliamo di Gran Santiago, ci riferiamo a una vasta area metropolitana che comprende ben 37 comuni, tra cui Santiago centro, Maipú, Ñuñoa, Providencia, Las Condes, Recoleta e molti altri.
Nel suo insieme, questa conurbazione conta oltre 6 milioni di abitanti (i cosiddetti santiaguinos), arrivando a superare i 7 milioni se consideriamo l’intera Provincia di Santiago e le province limitrofe.
In particolare, la città si estende su diverse province, come Maipo, Cordillera e Talagante, formando il principale polo economico, commerciale e politico del Paese.
Dal Barrio Bellavista, ricco di locali per la vita notturna e colorato, abbiamo attraversato la piazza centrale. Come da tradizione nelle città sudamericane, il cuore dell’abitato è una grande piazza: nel caso di Santiago del Cile, Plaza de Armas. Questa piazza è conosciuta per il vivace viavai e per gli edifici che la circondano: la Catedral Metropolitana, il Museo Histórico Nacional, l’Edificio de la Municipalidad. La piazza è stata progettata a metà del 1500 e ancora oggi è il luogo più bello di Santiago, con giardini ben curati e una storica galleria commerciale dedicata al cibo.
Quindi abbiamo continuato verso il mercato: il Mercato Centrale (Mercado Central) si trova a pochissima distanza dalla Plaza de Armas. Anticamente il Mercado era dedicato solo alla compravendita del pesce, mentre oggi, oltre ad ammirare le più fresche varietà ittiche sui banchi, puoi anche provarle. Nell’area centrale è possibile fare tanti tipi di degustazioni, una più buona dell’altra. Non è un caso se il Mercado Central è uno dei posti più frequentati di Santiago!
E finalmente siamo arrivati al nostro obiettivo: il museo della memoria dedicato al periodo della dittatura di Pinochet. Una passeggiata un pò lunga (6km), ma molto rilassante. Il museo sicuramente da visitare e dedicarci un paio di ore. Visitare le città e in generale il sud america, non so a voi, ma a me fa venire il nervoso. Un paese stupendo colonizzato dai nostri cari amici, e la popolazione ha pagato caro le dittature fantocci.
UN Pò DI STORIA
Uno dei luoghi simbolo della lotta contro la dittatura e la crudele repressione del dissenso durante il golpe di Pinochet e gli anni successivi. La presidente del Cile Michelle Bachelet il 21 maggio 2007 annunciò la costituzione di un Museo de la Memoria y de los Derechos Humanos e un mese più tardi fu indetto un concorso per selezionare un progetto. La scelta del luogo dove collocare il nuovo museo non fu scelta a caso.
L’avenida Matucana fu scelta perché il luogo era strettamente legato alla violazione dei diritti umani da parte della dittatura militare. Le forze armate che erano di stanza nel vicino parco Quinta Normal e nell’Internado Nacional Barros Arana (INBA), controllavano i quartieri di Quinta Normal e Barrancas (che oggi hanno un altro nome) erano i responsabili dei desaparecidos San Juan de Dios, e dei centri di detenzione e tortura.
La presidente Bachelet, che era lei stessa vittima delle torture del regime di Pinochet, pose la prima pietra il 10 dicembre 2008. II concorso internazionale era stato vinto da Estudio América, studio di architettura di San Paolo di Mario Figueroa, Lucas Fehr e Carlos Dias. Il progetto era basato sull’idea di quartiere aperto per integrare il nuovo edificio nella città che si sarebbe fuso con l’ambiente circostante all’interno della città. Il 10 gennaio 2010 la presidente Bachelet, che ci teneva moltissimo ad essere lei ad inaugurare il Museo, due mesi prima che terminasse il suo mandato aprì il Museo de la Memoria y de los Derechos Humanos.
Le motivazioni per aprire uno spazio dedicato alla Memoria erano molto chiare:
“Far conoscere le sistematiche violazioni dei diritti umani da parte dello Stato cileno negli anni 1973-1990, affinché attraverso la riflessione etica sulla memoria, la solidarietà e l’importanza dei diritti umani, si rafforzi la volontà nazionale così che gli eventi che ledono la dignità degli esseri umani non si ripeteranno mai più. Inoltre, il Museo completa questo scopo con il presupposto della sua esistenza, secondo il quale Il Museo della memoria e dei diritti umani è un progetto di riparazione morale per le vittime e propone una riflessione che trascende quanto accaduto in passato e che serve alle nuove generazioni per costruire un futuro migliore di rispetto illimitato della vita e della dignità delle persone.”
Il 11 settembre 1973, il presidente Salvador Allende, primo presidente socialista democraticamente eletto in Cile, fu deposto da un colpo di Stato militare. Le forze armate, guidate dal generale Augusto Pinochet, bombardarono il Palacio de La Moneda, sede del governo, e presero il controllo del paese. Allende morì durante l'assalto al palazzo, e la sua morte è stata oggetto di discussione: la versione ufficiale parla di suicidio, ma alcune teorie suggeriscono che potrebbe essere stato ucciso.
Dopo il colpo di Stato, Pinochet instaurò una dittatura che durò fino al 1990. Durante questo periodo, migliaia di cileni furono arrestati, torturati, uccisi o fatti sparire. Il regime giustificava le sue azioni come necessarie per combattere il comunismo, ma le violazioni dei diritti umani furono sistematiche e diffuse (come al solito aggiungerei). Nei giorni successivi al golpe dell’11 settembre circolavano notizie sui giornali e nelle televisioni che il generale Prats stava puntando su Santiago con una colonna di militari fedeli al governo. Non succederà. Carlos Prats era stato comandante in capo dell’Ejército de Chile dal 26 ottobre 1970 al 23 agosto 1973, sotto la presidenza di Salvador Allende. Dopo il golpe Prats va in esilio in Argentina dove viene ucciso nell’ ambito dell’Operacion Condor per l’uccisione di cileni in esilio all’estero. Anche in Italia fu organizzato l’omicidio di Bernardo Leigthon, politico democristiano in esilio che rimase gravemente ferito il 6 ottobre 1975 a Roma. L’Operacion Condor riguardava i servizi segreti di molti paesi del Sud America ed era organizzata dalla CIA se non direttamente dal governo USA.
Torniamo al nostro ostello per la serata! Barrio Bellavista incarna l’anima bohémien di Santiago, non solo per la presenza della celebre casa Museo di Pablo Neruda, La Chascona, ma anche per il fermento artistico e sociale che lo anima.
Durante il giorno, le sue strade si animano di murales e graffiti che trasformano ogni angolo in una galleria a cielo aperto, raccontando storie della cultura cilena e della sua creatività urbana. La zona è un vivace centro artigianale e culturale: lungo Pío Nono si trovano botteghe specializzate in gioielli di lapislazzuli, negozi di design locale e un mercatino serale dove è possibile scoprire manufatti unici e souvenir.
Con l’arrivo della sera, Bellavista si trasforma: bar, ristoranti e locali si accendono, offrendo un caleidoscopio di suoni, luci e sapori. Il vivace Patio Bellavista, con le sue terrazze e la musica dal vivo, diventa il luogo perfetto per incontrarsi. Qui puoi assaporare piatti della cucina cilena e internazionali o gustare un drink ascoltando l’energia notturna del quartiere. È l’anima pulsante della movida santiaguina.






























































